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Armando Schiappacasse
Antiquario
Commedia dialettale ligure in due atti
Personaggi
Armando................L'antiquario
Filomena................Moglie di Armando
Alfred.....................Il pittore
Gustavo.................Il filatelico
Ginetta...................La Colf
A T T O 1°
Scena prima
Siamo in un negozio di antiquariato, sul lato sinistro il bancone con la cassa, un vaso di fiori e alcune chincaglierie.
Dietro il bancone una tenda rossa nasconde l'entrata del retro bottega. Al suo fianco in bella mostra è appeso un quadro moderno.
Nella stanza sparsi qua e là oggetti di tutte le forme grandezze ed epoche.
Al centro un tavolino basso, una poltrona sgualcita e una sedia a dondolo.
Armando l'antiquario sta trafficando dietro il bancone, quando dalla porta dirinpetto al bancone entra Alfred il pittore.
***************
Alfred:
"Buooongiorno Signor Armando. Come vanno le cose?"
Armando alza gli occhi e guarda Alfred da sopra gli occhiali:
"E comme u vo ca vagghe. I cunti nu quaddran, e a gente nu ga que de spende na palanca. (Pausa)
O in tre giorni è la prima persona viva che passa da quella porta."
Alfred facendo un segno scaramantico:
"Cone sarebbe la prima persona viva. Vuol dire che è passato qualche cadavere prima di me?"
Armando:
"Ma no! Cosa dice! Intendevo che non si è visto anima viva, insomma, nu le' vegniu niscun. Ha capito come stanno le cose signor Alfredo."
Alfred gesticolando con la mano come per puntualizzare:
"Alfred ! Si dice Alfred non... Alfredo"
Armando:
" E già è vero, a le' ghe manca sempre quarcosa."
Alfred:
"Come sarebbe che mi manca sempre qualcosa ?"
Armando:
"Alfred - Alfredo. Ci manca una O "
Alfred:
"Signor Armando lei ha sempre voglia di schezare."
Armando:
" Voglia di schezare?.... a me vegne da cianze atroche"
Alfred Accomodandosi sulla poltrona:
"Da piangere addirittura, chissà quale catastrofe sarà mai successa, terremoti, alluvioni e che sarà mai."
Armando:
"Nè terremoti, nè alluvioni, u ghe de pesu, che sun i cunti, e tassce e a sanguisuga."
Alfred con aria interrogativa e sgomenta:
"La sanguisuga ?"
Armando:
"S'ì, a Ginetta."
Alfred:
"Dovrebbe essere la serva, se non sbaglio."
Armando mettendosi un dito davanti al naso in segno di tacere:
"Sssst. Non si dice serva. Cumme Alfredo nu se dixe Alfredo, serva nu se dixe serva. Si dice COLF. Collaboratrice familiare. Alias sanguisuga."
Alfred:
"Va bè signor Armando non esageri, sanguisuga mi sembra troppo eccesivo"
Armando:
"Nu l'è eccessivo pe' ninte, ansi, è troppo poco. Vintimila frachi all'ua me peggia, capisce, ventimila lire all'ora. Spasetta in po' chi, spasetta in po' la, e nu parlemmu da pue.
La vuol sapere l'ultima.
L'altra settimana, è venuto un cliente per comprare un mandolino, ce lo fatto vedere, e quando l'ha girato sottosopra......
patapunfete, a le chinà su de tuttu, pue, ragni morti, fregugge.
Capisce. Le altre alsano il tappeto e ci infilano sotto di tutto, le nà, le caccia tuttu in tu mandulin, anche i panetti stalii, e pe' vintimilalie l'ua, sta sanguisuga!!
E nu posso mancu licensiala.
Ci ho provato, e a ma ditu "Mi rivolgo ai sindacati".
E mi da chi vaggu."
Alfred sdraiandosi sulla poltrona e appoggiando i piedi sul tavolino:
"Su signor Armando non se la prenda o le verra un' infarto."
Armando:
"E nu a piggioù nà, perchè se a piggioù a stranguoù. (Pausa)
Comunque ci scommetto che il signor Alfredo, è venuto qui per comprarmi il tavolino."
Alfred alzando un dito di monito:
"Alfred, Alfred ! No signore!. Perchè mai dovrei comprare un tavolino tutto tarlato?"
Armando guardando Alfred facendogli il verso:
"E perchè mai ci deve mettere i piedi sopra!....Se non lo compra?"
Alfred frettolosamente tira giù i piedi e si ricompone:
"Emm....Emm...Ero venuto qui per la Madonna con il bambino."
Armando:
"A un bell'oggetto, intarsiato in legno pregiato, deve essere..... un fine ottocento."
Alfred alzandosi e dirigendosi verso il quadro:
"Ma no, ma quale legno e quale fine ottocento, sto parlando di quello (indicando il quadro) ...... del mio quadro."
Armando si avvicina al quadro e lo squadra per bene:
"A perchè quello............quello sarebbe una Madonna con il bambino. "
(A bassa voce) "A mi me pareiva in ballo in maschera"
Alfred:
"Certo che è una Madonna con il bambino, non vede il volto gentile della Madonna, ed il bimbo innocente e sorridente che tiene in braccio. E cos'altro potrebbe essere?"
Armando:
"Potrebbe essere di tutto, un campo di grano, una corsa di cavalli o un ballo in maschera!!"
Alfred:
"Sì, un ballo in mascera , un campo di grano. Ma sù signor Armando! Ma dove ha il senso dell'estetica. Se non vede queste cose, vuol dire che di arte non se ne capisce!"
Armando:
"Oua u le' vegnioù u Salvador Dalì a fame na' lesiun de arte!"
Alfred:
"No, non son venuto per farle nessuna lezione, sono qui solo per sapere se ha trovato un aquirente per il mio quadro."
Armando:
"Per quel coso lì. (Pausa)
Mancu se u regalu. Ansi me sà, che propriu pe' culpa de quellu cosu, i clienti se spaventan e nu vegnan ciù."
Alfred:
"Su via non dica queste cose che mi offende. Quello è un capolavoro."
Armando:
"Bhe comunque il suo CAPOLAVORO, u le sempre au so posto.... Nu l'ha vusciu nissciun."
Alfred:
"Peccato, speravo che me lo avrebbe venduto in poco tempo.
Sa com'è, ho bisogno di liquidi."
Armando:
"Ma caro Alfredo, se ha tanto bisogno di liquidi non è un problema."
Alfred interrompendo Armando:
"Ha bene è disposto ad anticiparmi qualcosa."
Armando:
"Ma quale anticipo, cos'ha capito. Volevo dire che se ha solo bisogno di liquidi, basta ca' vagghe in ta' ciassetta, a ghe in pregin che ghe dà tutto u liquidu ca' vo'. Basta che sciaccâ u pumelu, e ghe vegne su un mugiu e mesu d'êguâ."
Alfred:
"E sì, si vede che oggi ha proprio voglia di scherzare."
I due si muovono con indifferenza. (Passano alcuni secondi)
Alfred:
"A signor Armando, volevo chiederle, per caso, ha mica visto la signora Clara."
Armando:
"Chi ?"
Alfred:
"La signora Clara. La moglie del signor Gustavo."
Armando:
"A perchè oua a se ciamâ Clara ?
Io ho sempre saputo, Che si chiamava Chiara.
Certo che le', pe' sturpià i nummi u le' in fenommenu.
(Pausa)
Comunque non l'ho vista, però........"
Alfred:
"Però cosa. Non mi lasci le frasi in sospeso, mi dica qualcosa."
Armando:
"Però, se aspetta messoretta dovrebbe arrivare il marito. Puntuale come un orologio, il ventisette di ogni mese, alle undici spaccate passa quella porta. In te' n-ua cacciâ a l'aria tuttu e spende a belessa de millecinquecentu franchi. (Pausa)
Quellu a le' na catastrofe. Un disatro annunciato!"
Alfred:
"No, guardi. Io avevo bisogno di parlare con sua moglie, non con lui. Anzi sarà meglio che me ne vada."
Armando guardandolo sempre da sopra gli occhiali:
"E sarà meglio, sarà meglio. Arrivederci signor Alfredo."
Alfred:
"Arrivederci e saluti tantissimo la sua signora da parte mia."
Alfred esce dalla stanza.
Armando:
"Tantissimo. La saluto e basta. (Pausa)
La saluto. La saluto già tutte le mattine quando mi also. E quante volte devo salutarla ?"
Armando si mette a trafficare in negozio, quando dal retro bottega entra sua moglie Filomena.
Filomena:
"Chi ghe-a ?"
Armando aprendo le braccia:
"Nisscun. E chi duvieva essighe u Pappa."
Filomena:
"Me pareiva d'avei sentì de vuxi."
Armando:
"A.. ti te riferivi a quello."
Filomena mentre stà cercando qualcosa dietro il banco.
"Quello chi ? Avrà ben un mone quello."
Armando:
"Uno, duì ghe n'ha de nummi. Alfredo e per gli amici Alfred. (Pausa)
Cuscì risparmian du fiattu."
Armando comincia a gesticolare contro la moglie.
"Ma cusse ti te' cerchi, cusse ti te' ravatti in te' mie cose."
Filomena:
"O che nuiuzoù.
Sto cercando un giornale, per pulire uno specchio."
Armando:
"Cara moglie. Se cerchi un giornale, ti devi sciurtì. Giri a destra e dopo trenta metri c'è l'edicolante. L'ha ti trovi tutti i giurnali che ti vo'."
Filomena:
"Ma mi nu' staggu cercandu in giunale nevu, io sto cercando un guirnale vecchio." (Pausa) Filomena guarda Armando.
"E visto che ti vendi e cose vegie......"
Armando:
"No mia cara. Mi nu' vendu cose vegie. Io vendo antiquariato, cose pregiate di valore."
Filomena:
"Sì. Di valore. E quello ?" (Indicando il quadro con il dito.)
Armando:
"Quello è lì solo per fare un piacere ad Alfredo, ansi ad Alfred.
Mia, vegne a lexe (gli fa vedere la firma sul quadro).
Ti veddi. Alfred. Se firma Alfred, cumme gli americhen.
E che se u venda in America stu ciaraffu."
Si allontanano di pochi passi dal dipinto.
"Filumena dimme in po' pe' ti stu quaddru cusse rappresenta ?"
Filomena:
"A dite a veitè a mi nu rappresenta ninte."
Armando:
"Sì, va bene ma se ci dovessi dare un titolo a questo coso.
comme ti u ciamievi ? "
Filomena:
"E comme purieva ciamalu ! (Pensandoci solo un attimo)
"Linee confuse"
Armando:
"Ma quali linee confuse ! Tu di arte non ci capisci niente !
Madonna con il bambino se ciamâ.
Non vedi il volto gentile della Madonna, ed il bimbo innocente e sorridente che tiene in braccio. "
Filomena:
"Mi nu ghe veddu ninte "
Armando:
"Mie, gh'aveivu vistu in ballo in maschera.
Ma l'artista a ma ditu cuscì ." (Pausa)
"L'artista ?.... Fino a trei annni fà a le-a in figettu cun e braghe curte. Oua a se fà da du lè e se fà ciamà Alfred. Comme cangian i tempi."
Filomena:
"A lu suenu ! Deve fare carriera."
Armando:
"Che faccia pure cariera, ma che non faccia di altri quaddri.
Un basta e avansa."
Filomena si mette a bagnare il vaso di fiori con una bottiglia.
Armando:
"Stai solo attenta a non dare troppa acqua alla pianta.
L'ultima votta, a-ghea in lagu in tera, a me sun purtà l'êguâ in giro pè tutta a bittega. Sii parsimoniosa."
Filomena:
"Ma oggi sei davvero insopportabile.. Mia sarà meglio che vada a preparare pranzo. E oggi cerca di essere puntuale, tantu pe' tutti i clienti che ti gha. Ha e ricordati che oggi alle due a vegne a figetta pe' fa' pulisia."
Armando:
"Figetta ! Ti a ciammi figetta !
'Na vipera, 'na vipera travestia da sanguisuga, atru che figetta."
Filomena:
"Ma ciantila in po' lì de rugnà. A le suena e deve...."
Armando:
"E deve fare carriera. (Pausa)
Ma devu truvali tutti mie quelli che devan fa'carriera"
Si apre la porta ed entra Gustavo il filatelico.
Filomena:
"E' arrivato il sifilitico, Buongiorno signor Gustavo."
Armando:
"Ma Filumena, te l'ho sà ditu in centinà dè votte. Filatelico se dixe, filatelico! nu sifilitico ti ha capioù. "
Filomena:
"Ma tanto e la stessa. Cusse cangia ?"
Armando:
"Cusse cangia ? E sì,. Carnefice - Pontefice è uguale. E oua vanni a cuxinà ca' lè megiu."
Filomena imbronciata, apre con rabbia la tenda e torna nel retro bottega.
Armando rivolgendosi a Gustavo:
"Signor Gustavo, come andiamo. Non vedevo l'ora che arrivasse.
Mi sembra ieri che ho finito di mettere tutto a posto. E ora si ricomincia."
Gustavo comincia a buttare all'aria tutto in cerca di qualche fracobollo da acquistare.
Gustavo:
"Caro Armando cosa vuole che le dica il tempo passa e io mi sento sempre più stanco."
Armando tra sè a voce alta:
"E ci credo che si sente stanco, lè ha gà cinquantecinque anni, a mugè ghe nà vinti. E mi sentirei stanco anch'io."
Gustavo:
"Cosa stava dicendo signor Armando ?"
Armando:
"Niente ! Stavo solo pensando che a una certa età bisognerebbe prendere la vita con un po' più di calma. Nu bisogna sempre sbattisse pe' stè quattru palanche. Se ghe ruvinna a salute."
Gustavo:
"E ha proprio ragione sà. Ma come si dice....Il tempo è denaro.
E per averne di più bisogna correre."
Armando:
"Saià cumme dixe vu scià. Ma io è tutta la vita che corro, e de' palanche nu se vedde l'umbra.
Sarà che stò correndo dalla parte sbagliata."
Gustavo:
"Armando, non se ne faccia un problema, tanto, chi più ha soldi più ha fastidi."
Armando:
"E chi nu ghe nà, nu ga mancu u fastidiu de vive. Scioppa subitu."
Gustavo:
"Caro Armando, lei è veramente una persona squisita e simpatica.
Peccato che questa sarà l'ultima volta che ci vediamo."
Armando:
"L'ultima volta, e come mai, a deciso di cambiare negossio."
Gustavo:
"No ! E' che domani ci trasferiamo."
Armando:
"E dove va di bello ? In campagna,in montagna."
Gustavo:
"Andiamo in Scozia."
Armando:
"In Scossia. "
(Sottovoce) "Pe' 'na pittima cumme lè, a lè l'ideale."
"E come mai và in Scossia signor Gustavo"
Gustavo:
"All'inizio del mese ho ereditato un castello da quelle parti.
Così ho deciso di spostarmi nei nuovi alloggi.
Armando:
"Ha ereditato un castello ? E piove sempre sul bagnato.
Io le uniche cose che ho ereditato, a sun stete in vestiu vegiu e in pa' de scarpe che nu là pigè mancu u strassè.
E mi dica, Sua moglie lo sà del trasferimento ?"
Gustavo:
"Certo che lo sà, deve partire con me. Ma perchè scusi ?"
Armando:
"Niente così, era solo una domanda, tanto per fare due parole."
(A bassa voce) "Chissà se u savià anche l'Alfredo."
Armando si avvicina al quadro.
"Signor Gustavo. Per cortesia venga un po' qua."
Gustavo avvicinandosi ad Armando:
"In cosa posso esserle utile ?"
Armando:
"Mi dica, lei che è in uomo di mondo e di cultura in quel quadro, cussa ghe vedde ?"
Gustavo girando la testa come un'uccellino:
"Guardi sinceramente parlando io non ci vedo assolutamente nulla.
Armando:
"E se dovesse darci un titolo, cosa gli verrebbe in mente ?"
Gustavo:
"Ma.. non saprtei proprio. Forse potrei chiamarlo Bosco nascosto."
Armando:
"Bosco nascosto!. Ma mi scusi tanto. E ciante unde l'ha viste ?"
Gustavo:
"Non le ho viste affatto. E' per questo che è nascosto."
Armando:
"U l'è in ragiunamentu che nu fa 'na ciega."
Armando fà finta di niente e poi ricomincia.
Armando:
"Tornando al suo trasferimento. Chiara come l'ha presa la notisia."
Gustavo:
"Come vuole che l'abbia presa. Come tutte le donne.
ha fatto un po' i capricci e poi le ho fatto un regalo e tutto è finito lì. Niente di particolare."
Entra Filomena.
Filomena:
"Oi Ninni, a sun sensa tritoù pe' u sugu !"
Armando:
"Quante vote te lo ditu de nun ciamamme Ninni ! "
Filomena:
" E scusa. E nu ghe pensavu. Comunque sun sempre sensa tritoù."
Armando:
"E alua ? Vuoi mica che vada a comprartelo io ? "
Filomena:
"E chi ci devo mandare ? Il signor Gustavo ?"
Armando:
"Va be' ci vado, cuscì pe' in po' me levu da sta' gaggia de matti."
Và alla cassa e la apre.
"Cinquemila...... duemila. Duemila franchi bastano.
C'è mica bisogno di fare il sugo per una settimana."
Armando esce dalla porta principale.
Filomena:
"Allora signor Gustavo tutto bene ?"
Gustavo:
"Tutto bene grazie. Stavo appunto dicendo a suo marito, della mia eredità e del mio trasferimento."
Filomena:
"Quale eredità ? Quale trasferimento ?"
Gustavo:
"Sà signora Filomena. Ho ereditato un castello."
Filomena:
"Un castello ! ho questa è proprio bella. E dove ?"
Gustavo:
"In Scozia. E domani ci trasferiamo lì."
Filomena:
"Ho questa poi.... E sua moglie come l'ha presa ?"
Gustavo:
"Ma, Come mai tutti si interessano a come l'ha presa mia moglie?"
Filomena:
"Non che me ne' interessi. Ma sà essendo donna, posso immaginare il suo stato d'animo."
Gustavo:
"Diciamo che l'ha presa bene. Dopo qualche regaluccio ben'inteso."
Filomena mentre entra il marito con la carne.
"Volevo ancora sapese se....... "
Armando:
"Filomena ciantila de fa' a ciatella e de disturbà i clienti.
Chi u ghe a carne. Vanni a fa' u sugu, se no finisce che mangemmu a trei ue."
Filomena prende la carne bruscamente e ritorna nel retro.
Armando:
"Ste donne. Quando cominciano a ciatellare non la piantano più."
Gustavo:
"Cosa ci vuol fare signor Armando, ormai quella del mio trasferimento è la notizia del momento. E' sulla bocca di tutti."
Armando:
"Ora capisco, i liquidi, l'anticipo l'ho capiu."
Gustavo:
"Come dice Armando ?"
Armando:
"Niente , niente. Stavo solo facendo due conti. Sà com'è due più fan quattro e via discorrendo."
Gustavo dopo aver buttato all'aria tutto quello che c'era.
"Signor Armando mi spiace ma ....."
Armando era assorto dai suoi pensieri.
Gustavo:
"Ma signor Armando si sente bene?"
Armando:
"Sì sì, tutto bene. Stavo solo pensando ai miei conti, due più due, quattro più quattro."
Gustavo:
"Signor Armando, lei lavora troppo. Avrebbe bisogno di un po' di riposo.
Comunque stavo dicendo, che non riesco a trovare nulla che mi possa interessare. Ci vorrebbe qualcosa di nuovo. "
Armando è sempre assorto nei suoi pensieri:
"Qualcosa di nuovo."
Armando continua a pensare
Gustavo:
"Ma ha capito cosa le ho detto ?"
Armando:
"Ha sì, qualcosa di nuovo. Ho quello che fa per lei.
Però dovieva fame a gentilessa di passare oggi pomeriggio, diciamo dolpo le tre. Ho dei nuovi arrivi che vado a ritirare finito di pransare.
Gustavo:
"Se mi assicura che è roba valida, posso anche passare oggi."
Armando:
"Non valida, validissima. vedrà che non spreca il suo tempo."
Gustavo mentre si avvia alla porta:
"Bene se è così ci vediamo dopo pranzo. Arrivederci signor Armando. E mi saluti la Signora Filomena."
Armando:
"N'atra vottà. Oggi è la giornata dei saluti."
Armando rimasto solo continua a pensare ad alta voce:
"Alua. Alfredo e Chiara , uno più uno uguale due.
Scossia e palanche, uno più uno uguale due.
Due più due uguale quattro.
I cunti stavotta vegnan giusti."
Entra Filomena
Filomena:
"Oi Ninni, sente in po'.
Ma cusse ti ma' pigioù. Stachì nu' le carne, u le mangià pe bestie."
Armando:
"T'ho ditu de nu' ciamamme Ninni.
E poi a l'ho pigioù quello che custava de mennu.
Cun duemila franchi cusse ti te vureivi .....u filettu ?"
Filomena:
"Ma chi tà ditu de spende sulo duemila franchi.
Ti te pureivi spende in po' ,de ciù !"
Armando:
"E no mia cara !
Qui, bisogna economisarsi.
Ormai non abbiamo più una palanca,ansi, nu ghe nemu mancu ciù mesa.
E bisogna sempre pagare. Ghe sun e tassce, u gassu,a ghe a luxe e u teleffunu. e ancun u bullu da macchina e l'assicurasiun da macchina, l'assicurasiun du negossiu, lo stipendio della sanguisuga con i contributi.
Chi nu gh' andieva in negossiu. Gh' andieva a Banca d'Italia."
Filomena:
"Gh' andieva cusse gh' andieva.
Comunque sia, io il sugo con quella roba non lo faccio.
Citostu tutte quelle frattagge e daggu a u gattu."
Armando:
"La dai al gatto !
Nu gh-emmu mancu da mangià pe nuiatri, e le a carne a da a u gattu.
Filomena ! Ti te fè u sugu cun quella carne !
E se nu ti a vo mangià ti te sati. E' chiaro."
Filomena stizzita ritorna nel retro.
Armando:
"E cusse a se credde ! Che aggià eredità in castellu anche mie !
Al massimo con la fortuna che c'ho posso ereditare dei debiti.
Cunmme se nu ghe n'aviesca xa a basta.
(Pausa)
E non sono mica il Gustavo.
Anche se lui, con tutti i soldi che ha. E C'é nà.
Piguggiusu cummu l'è, mangia la stessa carne che mangio io.
Magari io ci faccio anche scarpetta nel sugo.
Le invece ghe passa u diu. Sulu pe risparmià du pan.
E' proprio vero.
Chi ciù ghe nà, menu ne spende.
Se mi gh-aviesca e palanche du Gustavu, altro che ragù e filetto.
Aragoste ! Aragoste tutti i giorni.
E quandu sciattu. Araguste tutti i giurni anche pe i me nevi.
Comunque con tutti i soldi che c'ha, non fa una bella vita.
E anche a maiase 'na figetta de vintanni, e se lo doveva immaginare che primma o doppu........(Agita la mano con indice e mignolo alzati).
E ci scommetto che all'Alfredo ci servono le palanche per andare in Scossia anche lui.
Chissa cumme a finisce stà stroria.
(pausa)
Comunque ora sarà meglio cle vada a pransare, se no finisce che alle due quando arriva la Ginetta , mi a sun ancun chi che parlu da sulu cumme in matto."
Armando entra nel retro bottega,uscendo dalla scena.
*******************
F I N E P R I M O A T T O
A T T O 2°
Scena prima
La scena è la stessa del primo atto.
Nella stanza Ginetta con un grenbiule e una scopa sta facendo pulizia canticchiando allegramente.
Dopo qualche attimo entra dal retro bottega Armando pronto per uscire.
***************************
Ginetta:
"Bungiurnu signur Armando"
Armando con la faccia schifata:
"Ginetta mi faccia il favore, Non si metta più a parlare in dialetto
cha me vegne anguscia.
Qualcuno mi ha detto che il dialetto è una lingua morta.
Ma cun le a le suttu tera."
Ginetta:
"Ma sciuru Armando io......."
Armando:
"Ginetta basta per favore !
A scuola le hanno insegnato l'italiano.
Parla italiano !
Le hanno insegnato l'inglese.
Parla inglese !
Nessuno le ha insegnato il dialetto.
E non lo parla !
A me nessuno ha mai insegnato l'inglese, e mi nu l'ho mai dito 'na parolla d'ingleise."
Ginetta:
Va bene signor Armando, se proprio non vuole sentirmi parlare in dialetto.
Vuol dire che non lo parlerò più.
Armando:
"Brava Ginetta, Cuscì che me piaxe.
Daltronde, nu l'ho mai sentiu in gattu, a fa u versu du fringuellu."
Armando si avvia all'uscita.
Armando:
"Ginetta se qualcuno mi cerca sono andato a ritirare della robba."
Torno tra una mesoretta, tre quarti d'ora al massimo."
Ginetta:
"Va bene signor Armando vada pure tranquillo."
Armando esce Ginetta è sola.
"E gna-gna-gna, gna-gna, gna-gna. Ho mio Dio che tipo !
Ma come fa quella santa donna di Filomena a sopportare uno come quello.
Arrivo presto. E come mai sei arrivata presto ?
Arrivo tardi. E ti sembra l'ora di arrivare !
Parlo dialetto. E devo parlare italiano.
Parlo italiano. Sarebbe ora che imparo il dialetto.
Ma non gli và mai bene niente.
Comunque se voglio tenermi il lavoro, me lo devo sopportare."
Ginetta continua a spazzare dopo un po' entra Filomena.
Folomena:
"Salve Ginetta già al lavoro."
Ginetta:
"E signora Filomena, Bisogna darsi da fare se si ha intenzione, prima o poi, di mettere sù famiglia."
Filomena:
"E c'è gia un giovanotto ?"
Ginetta:
"Non ancora, ma chi lo sà. Prima o dopo può capitare.
Magari proprio quando uno meno se lo aspetta."
Filomena:
"Una bella e brava ragazza come lei, non avrà certo dei problemi a trovare un galante.
Ma se vuole un consiglio, lasci perdere.
Si diverta finchè può, ma non si metta in casa un uomo.
Sembrano tutti buoni e bravi all'inizio, ma poi......
Guardi a me cosa è capitato.
A me vegne nu scciuppun de futta sulu a pensaghe.
Da giovane non era così, era diverso.
Ma più passa il tempo, più diventa insopportabile."
Ginetta:
"Quello che dice è vero. Ma è anche vero che non si può sempre restare soli. Senza una famiglia."
Filomena:
"Lei è libera di pensare come le pare. Ma per quanto mi riguarda, è meglio soli che accompagnati da uno come quello."
Ginetta:
"Bhe ma non le sembra di essere un po' troppo cattiva nei confronti del signor Armando."
Filomena:
"Cara ragazza se lei lo conoscesse, solo la metà di come lo conosco io, direbbe anche di peggio."
Ginetta:
"Eppure per quel poco che lo conosco, non mi sembra così scorbutico.
Sì, ogni tanto ha le sue fissazioni, ha i suoi momenti brusci, cambia spesso parere e vuole avere sempre ragione.
Però tutto sommato, direi che c'è di peggio."
Filomena:
"Gli dia solo un po' di tempo e cambierà opinione.
Adesso vado di là, prima che arrivi.
Menu u veddu e meggiu staggu."
Filomena torna nel retro Ginetta continua nel suo lavoro.
Ginetta:
"Che bella coppia. Si vede che sono fatti uno per l'altro."
Continua a canticchiare
Uno scampanellio annuncia un cliente alla porta.
Ginetta:
"Arrivo. Un attimo. Un secondo solo. Eccomi."
Ginetta va ad aprire
Ginetta:
"Ciao Alfredo."
Alfred:
"Ma tu sei.... Ginetta ?!"
Ginetta:
"Certo che sono Ginetta, e chi se no.
Ma, ti ricordi di me ?"
Alfred:
"Certo che mi ricordo,eravamo insieme alle medie. Eri alta più o meno ....."
Ginetta:
"Ero alta più o meno quanto te."
Alfred:
"E sì, direi proprio di sì."
Ginetta:
"Ma cosa fai qua ?"
Alfred:
"Ero venuto a parlare con il signor Armando per un quadro."
Ginetta:
"Mi dispiace ma il signor Armando non c'è, comunque non dovrebbe tardate molto.
Se lo vuoi aspettare accomodati pure."
Alfred:
"Sì, penso che lo aspetterò volentieri."
Ginetta continua a pulire. Alfred tace scrutando la ragazza.
Alfred:
"Ne è passato di tempo dall'ultima volta che ci siamo visti."
Ginetta:
"Saranno circa... sei o sette anni."
Alfred:
"Nel frattempo, sei diventata una donna.
Anzi se mi permetti, direi una bella donna."
Ginetta si ferma e guarda Alfred.
Ginetta:
"Devo prenderlo come un complimento o come un approccio ?"
Alfred:
"Diciamo .......... entrambi."
Ginetta:
"Viva la sincerità."
Ginetta si avvicina al quadro per spolverarlo.
Alfred:
"Stai attenta al quel quadro, è di un grande artista."
Ginetta legge la firma.
Ginetta:
"T'ho Alfred. Un tuo omonimo. Magari di oltre oceano."
Alfred:
"Non direi, visto che ...... Alfred sono io."
Ginetta:
"O bella, ti sei messo a fare il pittore."
Alfred:
"A dire il vero, quello è il primo e forse l'unico quadro.
Il talento c'è, ma non l'ho affinato molto bene."
Ginetta:
"E no ! Direi proprio di no.
Ma come mai Alfred e non Alfredo."
Alfred:
"Il più delle volte la gente è attratta, più dalla firma che dal quadro stesso. Di conseguenza un nome straniero fa più bella impressione ."
Ginetta guardandolo dolcemente:
"Io lo preferivo con Alfredo. Lo puoi correggere."
Alfred guardando nelle tasche:
"Aspetta un'attimo, devo avere un carboncino da qualche parte.
Ah eccolo. Lo faccio solo per quegl'occhioni."
Alfred corregge la firma Alfred in Alfredo.
Ha appena finito la correzione ed entra Armando.
Alfred:
"Bungiorno signor Armando."
Armando:
"Guarda chi c'è. Proprio con lei volevo parlare."
Alfred si accomoda sulla poltrona, Armando gli è vicino.
Ginetta continua a spolverare sul bancone.
I due parlano tra loro senza farsi sentire da Ginetta.
Armando:
"Senta in po' suvinottu. Ma lei che intenzioni ha, cun quella figgia? "
Alfred:
"Ma io veramente......."
Armando:
"Oi gionane, non sono mica nato ieri . Ci vedo e ci sento ancora bene. Senza parlare poi che due più due fa quattro."
Alfred sconcertato:
"Due più due ?"
Armando:
"Due più due fa quattro. I conti li sò ancora fare io.
Allora che intenzioni ha con sta figgia."
Alfred:
"Di preciso non saprei. Comunque sono intenzioni serie le mie.
Chi lo sà col tempo si può arrivare al matrimonio."
Armando:
"A maiase. E già e del marito cosa ne facciamo, lo amassiamo ?"
Alfred cadendo dalle nuvole:
"Marito ? Ma io veramente......."
Armando:
"Marito, marito ! E cosa c'è di strano.
Queste sono cose serie, a cui bisogna pensarci prima. (Pausa)
Prima di fare qualche stupidaggine."
Dall'entrata entra Gustavo:
Armando ad Alfred:
"Ora silensio, per favore."
Armando rivolge la sua attenzione a Gustavo:
Armando:
"Signor Gustavo, la prego si accomodi, a vegna cun mi, ghe fassu vedde i novi arrivi."
Armando porta gustavo verso il bancone.
Ginetta si avvicina ad Alfred.
Alfred:
"Scusami per quello che ti ho detto prima. Ma io non lo sapevo che eri sposata."
Ginetta:
"Sposata ?! Io veramente non sono sposata. Ma chi ti ha raccontato ste frottole."
Alfred:
"E' stato il signor Armando a dirmi....."
Ginetta alquanto arrabbiata:
"Sto figlio....."
Chiama Armando ad alta voce:
"Ca vegna in pocu chi devu palrghe! "
Armando:
"Ginetta, le ho detto di non parlare in dialetto.
E poi vengo quando ne ho voglia, fino a prova contraria, quello che comanda qui dentro, sono io."
Armando si rivolge a gustavo.
"Ma che preteise. certo che questi giovani, non hanno più ripetto per niente e per nessuno. E questo ostinarsi a parlare dialetto quando non sanno nemmeno parlarlo."
Gustavo:
"Cosa ci vuol fare signor Armando, la colpa non è loro, e della società. E il dialetto purtroppo nelle scuole non lo insegnano."
Armando:
"Esatto signor Gustavo è proprio come dice lei.
Però è un peccato, prima con il dialetto, ti saveivi un da duvve un ne vegniva, se vegniva da Sanna, da Gena. Da Gena ! Ma cosa dico da Genova, se ti seguivi e sfummatue ti saveive se l'ea de marassi o da fuxe.
Adesso invece parlano tutti un'italiano perfetto, che non si sa' nemmeno uno da quale regione arriva.
L'altra estate ero a Varasse, quando ho incontrato un tipo che parlava un'italiano perfetto sensa accento.
Conosceva la città a menadito, dicevo un negossio e quello thac, mi dava l'indirisso, numero civico, numero di telefono e il numero di scarpe del proprietario.
A me sun dito saià de Varasse.
Poi andando sul discorso gli chiesi di dov'era; u ma ditu de Busto Arsissio.
Io, mi domando ancora adesso. Ma, Busto Arsissio, u le in paise o u le in furmaggiu."
Gustavo:
"Caro Armando non si preoccupi. Tanto vedrà, che prima o poi nel mondo intero si parlerà una sola lingua."
Armando:
"Quello che mi preoccupa invece, è che certamente non sarà un dialetto ligure."
Intanto Alfred e Ginetta stanno discorrendo tra loro.
Alfred:
"Dimmi un po' Ginetta, secondo te che titolo può avere il mio quadro ?"
Ginetta scutandolo da lontano:
"Io lo intitolerei ......... Apogeo dell'Amore ."
Alfred:
"Ma è incredibile hai colto nel segno.
E' esattamente il titolo che gl' ho dato io.
E' incredibile ! Incredibile !
Senti un po' un'altra cosa.
Mi hai detto che non sei sposata, ma, un fidanzato c'e l'hai ?"
Ginetta:
"No ! Non c'è. Sono libera come l'aria"
Alfred:
"Bene ! Volevo dire. Allora in questo caso, accetteresti un invito a cena per questa sera ?"
Ginetta:
"Sei un tipo che non perde tempo. Impegni non ne dovrei avere.
Quindi perchè no."
Armando e sempre dal bancone in compagnia di Gustavo, si volta e lo sguardo cade sulla firma del quadro.
Resta sbigottito da quella O dopo la D , ci pensa un attimo, poi infila la testa dietro la tenda e chiama la moglie.
Armando gridando:
"Filomena, presto, cure. "
Arriva la moglie Filomena.
Filomena:
"Cusse ghe, a piggia fogu tuttu ?"
Armando:
"Sente in po', Filomena.
Questa mattina, quando ti ho detto, di essere parsimoniosa con l'acqua, lo sei stata ?"
Filomena:
"Ghe no dete due stisse."
Armando:
"E non hai bagnato anche il quadro mentre ti te bagnavi e sciue?"
Filomena agitando la mano nel gesto di chi bagna l'orto:
"E non ci avevo mica la gomma dell'acqua, gh'aveivu na butiggia. Ma ti e vegniu tuttu abbelinou insemme."
Armando:
"Io non sono diventato abbelinato, io penso, e quando penso, ragiono."
Alfredo indica la firma.
"Qui dietro la d c'era un bel puntino, che è stato bagnato e quello, cumme in funsu, si è trasformato in una o.
Lo vedi che non sono poi tanto abbelinato."
Filomena:
"No no, ti nu ti è abbelinou, ti ti è scemmu in tu cervellu."
Così dicendo si gira e se ne torna nel retro bottega.
Armando mentre filomena si allontana:
"Mi nu sun scemmu mi rasunnu."
Armando va verso la coppia di giovani, a metà strada si ferma e chiama Alfred.
Armando:
"Alfredo senta, volevo dierle una cosa sulla Madonna con il bambino, sa mia moglie......."
Alfred interrompendo Armando:
"Quale Madonna con il bambino ?"
Armando:
"Ma Alfred, come quale Madonna ma la sua naturalmente, il suo quadro."
Alfred:
"Ma quello non è una Madonna con il bambino."
Armando inebetito:
"A no ?"
Alfred:
"Quello si chiama Apogeo dell'amore.
A e poi un'altra cosa. Non mi chiamo Alfred, mi chiamo Alfredo."
Armando agitando le draccia da tutte le parti:
"Ma la Madonna, no l'Apogeo,sì insomma il quadro, la firma, il punto, la o, Alfred, Alfredo.
Lasciamo perdere."
Alfred:
"Ebbene cosa voleva dirmi del mio quadro ?"
Armando:
"Mi a le ! Du quaddru, ninte.
U le che sun vegniu in po' abbelinou, ma nu le ninte."
Gustavo raggiunge Armando.
Gustavo:
"Caro Armando aveva ragione, sono riuscito a trovare questi due francobolli."
Armando:
"Due ! E li prende titti insieme, in una volta sola."
Gustavo:
"Certamente, visto che domani sono in viaggio per la Scozzia.
A proposito, Quel giovanotto, è Alfred, L'autore del quadro ?"
Armando:
"E già quel giovatotto e Alfredo l'autore del quadro, dell'apogeo.
Perchè ?"
Gustavo:
"Niente, dovrei parlare con lui, sa mia moglie.."
Armando sottovoce:
"Haia, haia. U saveivu mi, oua sciuppa quarcosa !"
Gustavo si avvicina ad Alfred.
Gustavo:
"Giovanotto scusi. Lei è il signor Alfred il pittore."
Alfred:
"Alfredo. Per servirla."
Gustavo:
"Io sono Gustavo, il marito della signora Chiara."
Alfred stringendogli la mano:
"Molto piacere, sono lieto di conoscerla."
Gustavo:
"Mia moglie, mi aveva incaricato di lasciare dal signor armando questa lettera per lei, da dato che è quì .
Suppongo, che sia la lettera di presentazione per l'Accademia delle belle arti."
Alfred apre la busta e legge il contenuto della lettera.
Alfred:
"Sì è proprio quella. Ringrazio infinitamente lei e la sua signora."
Gustavo:
"Figuriamoci, per così poco. E non si scordi giovanotto, che se ha del talento non và buttato via. Nella vita, per ottenere qualcosa bisogna essere caparbi."
Alfred stringendogli la mano:
"Non me lo scorderò signore."
Armando che aveva assistito a tutta la scena era allibito.
Gustavo:
"Allora Armando, quanto le devo per queste due rarità ?"
Armando:
"E quantu me deve. Due, cinquemila, nu u so'.
Facciamo così, visto che è l'ultima volta, offre la ditta."
Gustavo:
"No Armando, e troppo, non posso."
Armando:
"Insisto. Omaggio della ditta e non ne parliamo più."
Gustavo:
"Va bene. Però continuo a dire che è troppo.
Questi due francobolli, da catalogo, varranno sulle quattrocento o cinquecento mila lire. Ma visto che insiste, non ne parliamo più."
Armando resta di stucco senza dire una parola.
Gustavo:
"Armando, signor Armando ! Si sente male ? Devo chiamare un medico ?"
Armando:
"No, no. Niente medico, stò bene, solo un po' di stanchezza, il lavoro, tutte queste novità di oggi. Mi sà che chiuderò prima il negossio."
Gustavo:
"Bene. Io ora devo proprio andare. Ho un mucchio di cose da fare prima di partire. Allora addio, anzi arrivederci. Chi lo sà un giorno forse mi rivedrà passare da quella porta."
Armando:
"Arrivederci signor Gustavo e buon viaggio !"
Alfred e Ginetta
"Arrivederci Signor Gustavo !"
Armando inebetito parla da solo:
"Cinquecentu....... Cinquecentumila ! Abbelinou in tu cervellu !"
Armando si ripiglia dallo schok e chiama Alfred.
Armando:
"Senta un po' Alfredo, volevo chiederle.......
Ma sta figgia, cumme se ciamma."
Alfred:
"Signor Armando, ma come, sembra che lei sappia tutto.
Sapeva persino che era sposata, anche se in realtà non è neanche fidanzata. E non sà come si chiama ?"
Armando:
"No ! Lo sò come si chiama, e che... volevo solo vedere se lo sapeva lei.....
Insomma, chi a le sta figgia ?"
Alfred:
"E' Ginetta. Oddio, gli ho chiesto solo poco fa se uscivamo insieme per una cena. Niente di più per ora. Però le mie intenzioni sono serie."
Armando:
"Ginetta ! A vippera travestia da sanguisuga !
O questa poi, e chi se l'aspettava.
Saia megiu cà me setta."
Armando si siede sulla poltrona.
Ginetta:
"Signor Armando, io ho finito.
Se per lei va bene, andrei."
Armando:
"Sì sì vada pure (Pausa). No ! Ferma ! Torni subito qua che devo parlarle un minuto."
Armando si rivolge ad Alfred.
Armando con un gesto inequivocabile:
"Le dispiace allontanarsi un'attimo !"
Alfred si allontana e Ginetta si avvicina.
Armando:
"Senta un po' Ginetta, non per farmi gli affari suoi, solo per togliermi una curiosità, un chiodo fisso, che gò in tu cervellu."
Avvicina gl' indici.
"Ma lei e l'Armando....."
Ginetta:
Chi lo sà. Questa sera è la prima volta che usciamo insieme.
Ci conosciamo già dalle scuole medie, ma poi ci siamo persi di vista.
La cosa potrebbe anche continuare, non si sà mai.
Forse potrebbe anche andare a finire bene. (Pausa)
Se ha bisogno d'altro ?"
Armando:
"No, no ! Grasie può andare. Arrivederci."
Ginetta:
"Arrivederci. Ci vediamo martedì."
Rivolgendosi ad Alfred:
"Ciao Alfredo. Ci vediamo questa sera."
Alfred:
"Ciao. A 'stà sera."
Ginetta esce dal negozio.
Alfred:
"Bene signor Armando. Io a questo punto, me ne andrei. Arrivederci."
Armando:
"Aspetti un'attimo, mi tolga una curiosità."
Alfred:
"Mi dica cosa vuole sapere, sono a sua disposizione."
Armando:
"Ma tra lei e la signora Chiara o Clara o come la vuol chiamare, che rapporto c'è."
Alfred:
"Nessun rapporto particolare.
Ci siamo conosciuti per via del quadro. Mi ha detto che avevo del talento, che non dovevo buttarlo.
E visto, che lei conosceva delle persone influenti, mi avrebbe raccomandato all'Accademia delle belle arti.
Poi, sapendo della sua partenza e visto che la sua lettera, non mi era ancora arrivata,....ero un po' agitato.
Ma ora tutto si è risolto per il meglio."
Armando:
"E sì, si è risolto tutto. Pe le, ma pe mi.....
Va bhe, arrivederci signor Alfredo."
Alfred:
"Arrivederci e mi faccia sapere del quadro.
A dimenticavo, tanti saluti alla signora Filomena."
Armando pensieroso:
"Sì sì, tanti, tanti."
Alfred esce dal locale.
Filomena dal retro:
"Ti è cuntentu ?"
Filomena entra in scena con le braccia sui fianchi.
Armando:
"De cusse devu esse cuntentu ?"
Filomena:
"Da brutta figua che ti a fetu !
Ho sentito tutto sai, caro marito.
Io pensavo, io credevo. Ma cusse ti pensi, cusse ti creddi.
Sei solo un'inpiccione, che non conosce i fatti e si fa delle idee tutte sue."
Armando:
"Mi sa tanto Filomena, che questa volta ti devo dare ragione.
E' proprio vero.
U mal giudicà ne vegne da u pocu savei."
Filomena:
"In fondo 'stà giornata non è andata poi tanto male.
Il signor Gustavo è pronto per la partenza.
Ginetta a se truvà u galante.
E tie ti ti ha risoltu i toi cunti."
Armando:
"E me li sono risolti proprio bene i miei conti.
Gò rimessu quattru o cinquecentomila lie. Bei conti che mi son risolto. (Pausa)
Però c'hai ragione, a conti fatti la giornata è finita davvero bene."
F I N E